Un'ultima stagione da esordienti Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
Un libro che vale la pena leggere. Anche se può sembrare "facile" dalla trama (un gruppo di ragazzini che stanno giocando la loro ultima stagione da esordienti, stanno per finire la terza media e sono impazienti di tuffarsi nell'adolescenza), ma che in realtà è un bello spaccato di quello che quasi tutti i tredicenni italiani hanno vissuto e non possono non ricordare con affetto. E' scritto con semplicità, che è una qualità e non un limite, e ti lascia addosso, inevitabilmente, tra l'allegria delle pagine anche un velo di malinconia.

Una delle immagini premiate nel World Press Photo 2007
la Shichahai Sports School a Pechino (Lorenzo Cicconi Massi/Contrasto)
Dopo il lutto, durato quanto un minuto di silenzio (un minuto di applausi pardon), ci rituffiamo nell'irreality show del pallone. Di questa Italietta mediocre. E allora passato in second'ordine il decalogo delle buone azioni ecco cosa ci attende per la prossima domenica del pallone, quello che Matarrese, sì quello dell'innovazione targata 30 anni fa. 40 anni? Ok, che importa. Lui insomma. Sì, sì, lui. Dicevamo:
1- partite, tutte.
2- partite, tutte, e con stadi aperti al pubblico.
3- elicottero sul tetto per gli scrivanai della politica pallonara.
4- buona fortuna agli operosi uomini delle forze armate. Saremo sempre orgogliosi di voi, ma ricominciate a guardarvi le spalle. Da subito. Per non perdere l'abitudine.

«il calcio non può chiudere, i morti sono parte del sistema. La Fiat per rilanciarsi non s'è certo fermata. Noi siamo addolorati, ma lo spettacolo deve continuare». Antonio Matarrese
E' quello che ha detto oggi ed è ovviamente quello che pensa. Altrettanto ovviamente appena viste le prime nuvole ha capito che era meglio dire di essere stato frainteso. Quindi un "sì" o un "no" diventa male interpretato, tutto può essere il contrario di tutto e Matarrese è ancora Presidente della Lega. Resterà al suo posto perchè la poltrona è una sua protesi, ma di più, è un cuore artificiale.
Dovrebbe essere già stato cacciato. Sono le 20, è passata una giornata intera e lo lasciano ancora seduto su quella poltrona. Non bastano due parole per dire "ha sbagliato".
Tanto siamo in regime di Tolleranza Zero, no?
Il vecchio colluttorio della Tolleranza Zero è di nuovo in circolo. Sentite già al secondo risciacquo come si sta meglio?
Altre due tre giornate così, tra chiacchiere becere, inutili e in alcuni casi perfino nocive ci faranno sentire meglio. Avremo espiato la colpa che il ritornello ci dice essere "di tutti noi". A quel punto di nuovo in campo, con la Tolleranza Zero già scattata di una tacca a Tolleranza Zero, Cinque e preparati al "ricominciamooooo".
Anche le omelie delle tv regionali che campano di quelle tre ore di moviola ogni domenica o lunedì raggiungono livelli di bassezza incredibili. Loro che sono buona parte di quel tumore che ora vorrebbero curare. Indignazione, minacce di rivoluzione, stravolgimenti epocali e ovviamente Tolleranza Zero. Il solito processo che dall'indignazione iniziale porta come per magia all'amnistia. E tutto ritorna come prima. Fanno il verso alle tv nazionali e già quelle si presentano listate a lutto ma coi soliti urlatori, coi soliti provacatori, che se ieri (come dopodomani) hanno aizzato, oggi invece sono pronti a scagliarsi contro il sistema, contro il tutti e nessuno, perchè è l'unico modo per parlare mezz'ora, beccare l'applauso e non dire un cazzo. Riescono a compitare un concetto appena superiore al "sono cose che non vorremmo vedere mai" ma si fermano un centimetro dopo.
Guai però a dirgli che il calcio si deve fermare per più di due domeniche. Perchè devono riempirsi la pancia con le molliche che cascano dalla tavola. Calcio a porte chiuse? Vi risponderanno che senza tifosi la partita non è più la stessa. E dai, promesso, fateci entrare che stavolta facciamo i buoni. Modello inglese? Ma noi siamo latini, noi siamo focosi, noi non stiamo seduti, noi non ci facciamo comandare da nessuno. Non è colpa nostra se siamo così. E si chiuda anche l'altro occhio allora. Tutto come prima.
E a proposito di "modello inglese". Parlano senza sapere. Non sanno da dove è partito, come si è sviluppato e cosa è stato fatto. Non sanno nemmeno a che punto è oggi. Guardano il risultato che filtra dalle tv, ed è ottimo. Idilliaco.
Bello, come si fa? Si parte dal tetto. In Italia, sì, si parte dal tetto. E allora Pisanu decide di mettere i biglietti nominali per entrare allo stadio senza però sapere dove vanno a finire quelli che hanno preso il biglietto nominale una volta varcato il cancello. Perchè lo stadio è come una piazza. Perchè le telecamere non ci sono. Perchè i tipi in giacca arancio scroccano gratis la partita e non servono a niente, sono solo gli amici degli amici. Una volta dentro si fa quel che si vuole ed è inutile snocciolare percentuali di feriti, morti ammazzati, e poliziotti. Le cifre si interpretano come si vuole, la realtà rimane la solita. L'Italietta sarà sempre questa, perchè riesce ad indignarsi quando la misura è colma ma riesce anche a non cambiare niente.
Se la colpa è delle società, calciatori, tifosi estremi e urlatori. Che rimane da fare?
Tornare a scuola, insegnare (se ci si crede ovviamente perchè mi è obbligatorio credere che il calcio sia uno sport) la cultura del gioco, del divertimento, della lealtà. La sportività, il fair play (il fatto che non si riesce a tradurlo in italiano in maniera completa significa molto), l'onestà. E aspettare. Ma anche questo sarà impossibile. Perchè ci si dopa a 15 anni per arrivare in serie A. Si rischierebbe e si rischia la vita pur di giocare all'Olimpico e scoparsi qualche donnina. I genitori si attaccano alla rete del campetto, intimano, litigano, aizzano e alla fine si ammazzano. In terza categoria come in serie A. Stessi comportamenti, si copia il peggio per ricavarne uguali risultati. Vincere e solo vincere. Non c'è via d'uscita. E per riuscirci è "giusto" provarci con ogni metodo. Il "sogno italiano" ha bisogno di essere alimentato sempre.
Il calcio è solo una parte del tutto. E forse è stupido illudersi pure di cambiare qualcosa, di stravolgere, di costruirsi un giardino di vergini in un paese come questo.
Tolleranza Zero
Due parole buone per far da colluttorio a serate come questa.
Ma da domani...
ah, sì! Da domani cambiamo tutto eh.
Come precedentemente anticipato dal nostro sito, dal nostro blog, dalle nostre intuizioni, vi confermiamo la notizia: non abbiamo notizie di calciomercato. Nessuna notizia.
Tra i pro e i contro della Juventus in serie B, alla voce "buone notizie" ce ne potrebbe essere una che non è stata calcolata. L'aria delle periferie "rischia" infatti di allungare la carriera ad Alessandro Del Piero. E' una possibilità certo, ma per uno che pareva finito 6-7 anni fa e che poi è riuscito in qualche modo a ritrovarsi, quest'anno di serie B sembra dare forze nuove. Meno stress, anche se l'imperativo resta vincere, meno classe nel complesso della categoria, meno fatica, meno logorio. Tante voci da spuntare che stanno già dando i loro frutti sul numero 10 della Juventus. Gioca bene, segna, fa buoni numeri e nel complesso riesce a darsi continuità. La serie A del prossimo anno, salvo cataclisma bianconero, potrebbe ritrovarsi con un Del Piero più fresco e ancora più sicuro.